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Poeta Oriella Di Cesare

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Il SitoWeb di Oriella Di Cesare:

 www.oriellainpoesia.it

A un amico perduto

Cesare era un amico simpatico e cordiale,
ci vedevamo poco ma gli volevo bene.
Faceva il medico, aiutava a far nascere i bambini
e per ognuno che alla luce sorrideva,
per lui era sempre stupore e gioia vera.
Fece nascere i miei figli.
Sul mio dolore cercava di scherzare.
Quella volta mi disse:
"Spingi, fai presto che a caccia devo andare ",
Amava il suo lavoro e la famiglia
e amava la sua terra e la sua vigna.
      Lo gratificava tanto il suo raccolto,
      e scherzando diceva:
      "Non lo sai io sono un bifolco ".
      Il suo umorismo arguto e intelligente,
      ogni volta sempre più mi divertiva.
      Temeva il male, lo angustiava,
      e un giorno che mi trovavo in ospedale,
        tra il serio e il faceto mi disse:
      "Oriella, questa volta io c'ho un male".
      All'improvviso il male, davvero lo colpì.
      Il suo cuore così disponibile, buono e generoso,
      ad un tratto lo tradì e non gli diede più riposo.
      Non fu più lui, lo rese fragile, stanco e un po ' nervoso.
      l suo lento declino cominciò.
      Una disgrazia in famiglia lo rese ancor più vulnerabile,
      ogni giorno stava più male.
Una sera che ci recammo a casa sua,
subito vidi che non stava bene, ma un barlume di piacere
gli lessi dentro il cuore.
Parlammo un po' di noi, una cosa sua, una cosa mia
e piano, piano si scivolò nella poesia.
Mi recitò dei versi suoi così belli, così arguti
che davvero io mi meravigliai.
Lo lasciammo con tristezza al suo dolore ma la mattina,
come un pugnale dentro il cuore, una notizia,
Cesare se ne era andato lasciando tanto amore.
Ripenso con rimpianto a quella sera,
ma una piccola speranza mi consola,
e voglio pensare che davvero così sia,
di aver gli portato un pizzico di gioia
e un poco, soltanto un poco di allegria.

                                               
Oriella Di Cesare    09 Dicembre 2012


            Dott. CESARE CARMIGNANI
                      M.9 Dicembre 2010
  A due anni dalla scomparsa i familiari lo ricordano.


Un sogno per me


Un dormiveglia ansioso,
inquieto e insistente.
Ricordi fugaci
come lampi nella mente.

 
Nel mio letto di veglia
 un rigirarsi incessante.
 Come manto di neve
 il mio lenzuolo pesante.


È il preludio di una notte
di occhi stanchi e perduti.
Poi improvvisa la quiete,
e mi trovo in paesi irreali e incantati.

 Riflessi dorati sul mare infinito,
 gabbiani nel cielo d'azzurro velluto.
 Mille vele nel vento
 con lo sguardo ho seguito.

Nella tiepida onda
mi immergo felice.
il sale ha guarito
le mie tante ferite.

 Il risveglio mi dice
 che ho vissuto in un sogno,
 ma per un attimo
 ho visto davvero lo luce.

Finalmente ho credulo
di trovare la pace.

(Oriella Di Cesare,Montecarlo - Novembre 2012)



LE MIE PAURE


Ho paura di tutto ciò che vedo,
di tutto ciò che sento,
di quello che succede
sotto questo firmamento.

Ho paura di chi governa
che ci turba i sentimenti
e di tutte quelle industrie
che chiudono i battenti.

Ho paura delle tasse
perché non aumenta la pensione
ma tocca sempre ai soliti
salvare la nazione.

Ho paura per tutti quelli
che non trovano i lavori
ma chi parla su dall’alto
incassa fiori di milioni.

Ho paura degli scioperi
che son sempre più frequenti
ma nessuno mai ci dice
come possiamo andare avanti.

Ho paura di quell’ uomo
che ha un incarico importante
ma distrugge la sua nave
e le vittime son tante.

Ho paura di chi uccide
senza fare distinzione
sia pure il proprio figlio
oppure un genitore.

Ma ho paura anche di più
perché in questo brutto mondo
nessuno ci protegge
mentre stiamo andando a fondo.

      

(Oriella Di Cesare, Montecarlo - febbraio 2012)



LA SOLITUDINE

La solitudine
è il cuore che si affaccia sul silenzio,
è un cielo dimenticato dalle stelle,
è un giardino senza rose né farfalle.

La solitudine
è la mente che non riesce più a sognare,
è una casa dove non entra più il sole,
è un gabbiano che vola senza il mare.

La solitudine
è una presenza
che si è fatta evanescente,
ma vive ancora nel cuore e nella mente.

La solitudine
è il tuo letto senza più calore,
è il cuscino
che sempre ascolta il tuo dolore.



(Oriella Di Cesare, Montecarlo – marzo 2011)


Il mio mondo



Mi accoglie al mattino
un quieto tepore,
il canto armonioso
sulle grandi magnolie,
il profumo dell’erba
che emana la terra.

Poi una goccia di sole
bacia il cuscino
e mi dice che è l’ora
di iniziare il cammino.

I pensieri della notte
dipinti sul viso
cancellati dai bimbi
con un dolce sorriso.

Così comincia il mio giorno
tra grida festose
e pianti accorati,
confidenze segrete
di amori sognati.

Tra partenze e ritorni
di amorose presenze,
profusioni di baci
per colmare le assenze.

Alla sera poi prego,
dopo fatiche e allegrie,
che sempre sia bello,
perché questo è il mio unico
splendido mondo.



                                                                                                                                                                     
   (  Oriella Di Cesare    5 maggio 2011 )

LA MIA PASSEGGIATA



Ogni mattina allo spuntar del sole,
cammino svelta in solitaria via.
Costeggio una vigna tutta rossa e d’oro
che brilla all’aurora e infonde l’allegria.

Lungo è il vigneto
e sembra senza fine
ma laggiù in fondo il folto bosco
segna il suo confine.

Cammino assorta
e tengo il capo basso,
ma all’improvviso un ruscelletto azzurro,
prepotente, mi impedisce il passo.

Guardo l’acqua che scorre,
un po’ ci penso
poi, piano, piano
infine l’attraverso.

Un cane dietro una siepe abbaia forte,
a dire il vero un poco mi impressiona
ma forse abbaia perché anche lui ha paura

Vado dritta
e in men che non si dica
or sono ai piedi
di una ripida salita

Salgo e mi inoltro in una strada piccolina
ma dopo un po’, lì sopra ad un’altura
io guardo e il cuore mi fa male,
tra un groviglio di rovi
spuntano le mura cadenti di un vecchio casolare.

Un ricordo lontano
mi riporta a quando
in un tempo ormai perduto
quella casa mi diede il primo suo saluto.

Cammino e cammino ancora
e passo dopo passo
mi trovo alla cara mia dimora.

Mi siedo e mi riposo
davvero mi sono un po’ stancata
Riprendo fiato e dico
Ma che bella passeggiata
      

                                                                                                                                                  ( Oriella Di Cesare,  maggio 2012 )


GIORNI VISSUTI


Erano giorni lontani e perduti,
erano giorni di guerra
mai più dimenticati.

Frammenti di ricordi
prigionieri nella mente,
a volte vivi, a volte assopiti.

Rivedo un rifugio scavato nella terra,
il freddo sulla pelle nell’oscura cantina.

Nel buio, tremante, un lume di candela
il pianto di un bambino, sconsolato e ignaro
l’ansia impotente nel cuore di mia madre.

Fuori, nella notte, tuoni lontani,
fuochi nel cielo lucenti e mortali

Divise straniere sul suolo italiano,
un fucile puntato contro un’ impavida donna,
che difese il suo uomo
mentre fuggiva lontano.

Rifugiato sui monti,
tra febbre e paura,
aspettava le figlie
che gli portavano il pane.

I miei giorni vissuti,
quand’ero ancora bambina,
ma barlumi di ricordi
mi commuovono ancora.

Il coraggio di mia madre
mi riempie d’orgoglio,
perché mio padre tornò…
in un giorno di maggio.
    


Oriella Di Cesare,  novembre 2012

LE MIE PAURE (2010)

Sorrido al sole
e guardo il cielo azzurro,
intorno a me
serena è la natura.

Sono amata, si, ne son sicura,
ma tutto questo non mi placa dentro
perché in fondo al cuore
io sento la paura.

Ho paura dell’uomo
che con tutto il suo potere,
fa girare il mondo
secondo il suo volere.

Ho paura della nuvola nera
che oscura l’orizzonte
e dei grandi ghiacciai
che si sciolgon lentamente.

Ho paura dei terremoti
che sconvolgono la terra
e per tutti quei paesi
che sono sempre in guerra.

Ho paura per quei giovani
senza stipendi fissi
e dell’onda del petrolio
che sgorga dagli abissi.

Ho paura del male
che colpisce ininterrotto
e per quelle madri che lasciano
i bambini dentro il cassonetto.

Ho paura della droga
che stravolge la mente
e ho paura perché ai nostri figli,
di buono, non lasciamo proprio niente.
      

Oriella Di Cesare,  2010


Una stagione per partire

Vorrei partire, scoprire un altro mondo.
Vorrei lasciare la mia terra, così amata,
ma così piena di menzogne e corruzione,
di imbrogli e confusione.

Vorrei partire ma non posso
è esplosa già la primavera.
L’aria si è fatta tiepida
Come l’alito di un bambino.
Si è fatta dolce come il nettare di un fiore.

Vorrei partire ma non posso,
si annuncia già l’estate.
Il sole è caldo come l’abbraccio di un amante,
il prato verde come una culla per sognare,
nascoste tra le fronde cantano le cicale.

Vorrei partire ma non posso,
arriva già l’autunno.
Gli alberi spogli come dita verso il cielo,
le foglie morte come stelle lungo il viale.
Non ci sarà una stagione per partire.

È arrivato l’inverno
ma nel camino scoppietta già la fiamma,
che è rossa come l’amore
è rossa come il cuore di una mamma.


Oriella Di Cesare  (2013)


Tofori il paese mio natio

Ai piedi del monte
detto le “ Pizzorne”
c’è una chiesetta
solitaria e antica.

È come una regina
seduta sopra un trono,
posata li per caso
da un gigante buono.

Sull’altare, come una gemma
lucente e piccolina,
sta da sempre
la magica e preziosa Madonnina.

Il campanile suona nella sera
e invita i fedeli alla preghiera,
che ogni anno accorrono
da ogni paese e da ogni via
per festeggiare qui “Santa Maria”

Al canto degli uccelli
si risveglia ogni mattina
la rigogliosa e fertile collina,
dove vorrei, ancora,
riempire le mie mani
di vellutati e rossi tulipani.


Oriella Di Cesare (2009)

Giovane amore

Ti vedo, ovunque io ti vedo.
Ti vedo nel riflesso del mio specchio,
nel contorno di una nuvola leggera,
nell’ombra che mi segue lentamente.
Ti vedo tra le corolle di un vermiglio fiore.
Io ti vedo.

Ti cerco, ovunque io ti cerco.
Ti cerco tra le parole del mio libro,
tra le orme stanche del sentiero,
sui volti sconosciuti e indifferenti.
Ti cerco ogni notte nei miei sogni.
Io ti cerco.

Ti guardo, finalmente io ti guardo,
guardo i tuoi occhi
dove io mi perdo,
il tuo sorriso che con le labbra sfioro.
Ti guardo, finalmente io ti guardo..
Amore



Oriella Di Cesare, 2011


A Vasco con rimpianto


Conobbi la famiglia Cerri
in tempi ormai lontani.
Fu subito affetto e simpatia.
Sarebbe stata un’amicizia vera,
questa fu nell’istante
l’impressione mia.

Quel giorno avevo conosciuto
delle persone uniche, così integre,
cosi dignitose.
Vasco era il loro punto fermo,
con la sua bontà con la sua ironia,
con l’amore incondizionato
per la sua famiglia
di cui andava immensamente fiero.

Ci accoglieva sempre con calore a casa sua,
parlava del suo vino
della sua terra che tanto amava
e ogni volta una luce
nel suo sguardo si accendeva.

Ogni giorno però la salute
lo rendeva un po’ più stanco,
ma il suo spirito, il suo coraggio
mai non gli mancava.

Quando se n’e andato ha lasciato
tanto vuoto, tanto dolore.
E’ passato il tempo, ma i suoi cari
sempre lo tengono stretto al cuore.
Sua figlia Claudia lo ritrova nei suoi sogni
mentre piano, piano accarezza la sua mano.
Era un grande uomo, non sarà
davvero facile dimenticarlo




Oriella Di Cesare, luglio 2012


A mio zio Enrico



Caro zio, dopo tante sofferenze
ci hai lasciato.
Con te se n’è andato
un altro pezzo della nostra vita.

Sono molto dispiaciuta perché
anche se ci vedevamo poco
io ti volevo bene.

Rimpiango i tuoi racconti,
i tuoi ricordi di un tempo ormai perduto.
Ritornavo bambina e tu eri felice
insieme a me.

Non ero mai sazia di sapere
quali erano le mie lontane radici.
La tua vita è stata lunga;
quando sei nato, nel mondo
infuriava la guerra.
Poi sei diventato un uomo
onesto e dignitoso.

Non sempre è stato facile,
hai lavorato e lottato
e hai vissuto, ancora un’altra guerra.
Però hai dato vita
a una splendida famiglia
che sempre è stata unita
e non ti è mancata mai.

Si sorprendevano i miei figli
quando gli raccontavo
che, a piedi nudi, lavoravi nei campi.

Nella sofferenza hai avuto
la tua famiglia vicina
che ti ha curato con amore
e mai ti ha fatto sentire solo
.
Ti  ricorderemo con tanto affetto
e  rimarrai sempre nei nostri cuori.





Tua nipote Oriella, Aprile  2013

Per te amore io potrei……



Potrei volare
nell’immenso cielo,
raccogliere le stelle ad una, ad una,
formare una collana tutta d’oro,
che dolcemente posi sul tuo seno.

Potrei scalare
una ripida montagna,
cercare tra le pietre e le fessure,
salire fin lassù sopra le cime,
per cogliere per te le stelle alpine.

Potrei nuotare
in un profondo mare,
andare fin laggiù verso gli abissi,
pescare tra il corallo e la medusa,
una splendida e preziosa perla rosa.

Potrei comprare
mille rose chiare
da intrecciare insieme alla mimosa,
come una corona posarla sul tuo capo,
per farti assomigliare ad una sposa.




Oriella Di Cesare – Montecarlo, luglio 2013

Il clandestino


Arrivano da terre lontane
smarriti e disperati,
fuggono dalla guerra
fuggono dalla miseria.

Partono in tanti,
sopra barconi fatiscenti,
spinti dalla speranza
o da una falsa promessa.

Attraversano il mare
inclemente e oscuro,
con il cielo coperto
da nuvole d’acciaio.

Il viaggio sarà lungo e incerto,
piangeranno senza una parola.
Qualcuno sentirà su di se
l’abbraccio gelido
e mortale delle onde.

Bambini dalla pelle nera,
con grandi occhi lucenti,
che sanno di pianto,
che sanno di fame.

Ti guardano innocenti
e si chiedono, perché?   
Tutti avranno un ristoro,
ma lo sguardo è perduto
e il cuore è rimasto laggiù,
nel loro paese ingrato e lontano.





Oriella Di Cesare –  2009

L'umiltà


L’ umiltà,
E’ la memoria senza più rancore
E’ un aiuto dato con amore,
E’ portare a un’immagine il tuo fiore,
E’ il vento senza il suo furore.

L’umiltà
E’ la mano tesa a chi si sente solo,
E’ la bontà che sta nel tuo pensiero.
E’ indicare a un viandante il suo sentiero.
E’ il mare che culla il suo veliero.

L’ umiltà
E’ un uomo stanco che chiede il tuo sostegno,
E’ un sorriso rivolto a chi ti ignora.
E’ lo straniero che bussa al tuo portone.
E’ l’ombra che allevia il tuo sudore.

L’ umiltà
E’ inchinarsi davanti ad un altare.
E’ una moneta per chi dorme in un cartone.
E’ un’ abbraccio per il tuo dolore.
E’ scacciare l’orgoglio e far parlare il cuore.






Oriella Di Cesare –  maggio 2013

IL SENTIERO NEL BOSCO




Splende il sole
e invade il cielo intero,
un sentiero ombroso
invita i nostri passi.

Silenzio intorno a noi;
gli alberi frondosi
ci proteggono dai raggi,
ma riescono, furtivi,
a oltrepassare la cortina delle foglie.

Una siepe di rovi
ci accompagna e ci incute timore.
Le curve si susseguono morbide
e sempre più ci inoltriamo
nella frescura del paesaggio,
senza che si stanchi il nostro cammino.

All’improvviso si apre l’orizzonte,
niente più alberi né rovi,
ma una piccola cappella
un’immagine sacra,
ci costringe al riposo,
a uno sguardo devoto,
a una breve preghiera.

Il sentiero prosegue,
non più soffice ed erboso
ma pietroso e scosceso
e laggiù in fondo una fontana
e l’acqua che sgorga
limpida e leggera

Mi soffermo a leggere
un commovente pensiero
scritto nella pietra,
in ricordo di tutti coloro
che hanno abbandonato,
con dolore, quel piccolo paese così amato
per cercare un futuro più sicuro,
ma lontani da li…

Dedicato al nuovo sentiero di Casa Nasci
Granaglione (BO) – 15 agosto 2013






Oriella Di Cesare, Montecarlo (LU)

SERA D’ INVERNO


Sera d’inverno, spenta e ventosa
alberi piegati, da una raffica rabbiosa,
la prima neve già imbianca la montagna.

Sera d’inverno, ma è una sera speciale,
ho diciott’anni e l’attesa nel cuore;
stasera si fa festa a casa mia.

La vecchia cucina con il tavolo spostato,
le sedie impagliate lungo il muro allineate,
un po’ di musica da una fisarmonica stonata,
il grande camino con le scintille impazzite.

Ma non è il fuoco che mi riscalda il cuore,
è la speranza di un’incontro d’amore.
Uno sguardo nel buio, le nove son passate,
arrivano i ragazzi con le vespe un po’scassate.

In mezzo c’è lui, mi guarda e mi sorride,
un giro di valzer, forse due,
non ricordo più.
Poi se n’è andato e un poco mi è mancato.

In seguito mi ha detto
confessandomi in sordina
“al ballo mi son fermato
perché c’eri tu, la più carina”.

Ora nei bar impazza la tivù
c’è “lascia o raddoppia”tutti i giovedì
e al bar della “Legge”
vecchi e giovani si ritrovano laggiù.

Anche noi ci siamo ritrovati,
tra tanta gente con lo sguardo in su
ci siamo ritrovati e non ci siam
lasciati più.


Oriella Di Cesare Enio Carrara
Nel quarantanovesimo anniversario
di matrimonio
1964 - 2013






Oriella Di Cesare, Montecarlo (LU)

 
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