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Poesie da quattro soldi

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di Danilo Carrara

L’INCANTO DI UN FIORE

Vi è altro al mondo
che possa donarti
più fresca letizia di un fiore?

A una donna dagli occhi di cielo
sussurri all’orecchio frasi d’amore,
i capelli ornandole di viole.

Un bimbo, un bel bimbo pelle di rosa,
in un campo di grano
le manine batte festoso, esulta,
di fronte a un timido fiorellino:
che è più soave di un fiordaliso
colto da un bimbo con un sorriso?

Ti sei mai stupito di un albero in fiore,
mille occhietti spalancati al sole
con le ciglia colorate, pregni d’essenza,
che mirano  il cielo
ringraziando il Creatore
di tanta magnificenza?

Un prato senza margherite langue
come un’anima senza desideri,
e una casa è spenta
senza un mazzo di rose in salotto
che profumano l’aria.

Palpita, uomo tecnologico,
vivi come un bimbo
anche ciò che ti appar frivola cosa:
vuoi far del cellulare il solo amore?
Non vedi?  Mamma Natura è meravigliosa!

Colori, profumi, delizia, stupore…

Chi altro può offrirti la gioia,
chi altro donarti l’incanto
di un umile, piccolo fiore?

LA VOCE DEL SILENZIO


Io amo il silenzio,
il dolce silenzio.

Quel cupo frastuono,
quel suono volgare
di macchine in corsa
in file infernali, angoscianti,
orgoglio d’un mondo moderno,
mi opprime,
mi annulla,
mi spacca il cervello!
Io fuggo quel mondo
di smog, di aspri rumori:
io fuggo lontano!

Ho un campo in collina,
lassù tra gli olivi
e mandorli in fiore.
In questa pace               
mi siedo sull’erba,
tra le braccia di mia madre,1
e sogno, e ascolto…
nell’azzurro del cielo,
nel volo degli uccelli,
nel muto ire del tempo,
ascolto questa voce.
E il respiro mio s’intreccia
al sospiro del vento…
e avverto di esser vivo,
e volo in alto
a ringraziare Dio
lassù lassù
oltre i confini dell’universo!                                
                                                                                
Amo questo mondo.                                                   
Qui risorge la mia anima:                                   
anima d’uomo perso                                            
che ogni giorno                                                     
cerca scampo                                    
dall’angoscia della vita.              

TRAGICO GIUOCO



Ruggiva l’automobile potente
sull’asfalto inumidito:
spensierato, giovinetto ancora,
era lui al volante;
tu, ragazzina ingorda di vita,
col nasino all’insù
lo miravi, rapita e sognante,
sul suo cuore poggiavi l’estasiato viso;
e lui, con il sorriso,
le labbra lievemente ti sfiorava,
mentre l’autoradio rimbombava
la canzonetta amata.

Era l’ aurora,
e il re del giorno apparve all’orizzonte
sul suo carro meraviglioso.
- Dai, voliamo sul sole! -
gridasti felice, colpita da tale forza,
da tanto sfolgorio di raggi d’oro,
di luce splendente!

Sfrecciava quella macchina lucente
nel sole abbagliante.
Ora giace laggiù, distrutta e fumante,
ora tace in fondo alla pendice:
ad affrontar veloce quella curva
uno strusciar di freni,
un urlo disperato sulla tua bocca fanciulla…
poi solo il nulla,
l’atroce silenzio:
due corpi freddi sotto un lenzuolo bianco,
due teneri fiori mozzati
nel sole nascente.

O due angeli…
due angeli abbracciati pei sentieri dell’eternità
sfreccianti verso la Luce?
Chissà…

            ILLUSIONE



L’alba era colma di mille promesse…

ad una ad una son volate via:

la vita è solo una grande illusione.

           FRENESIA         
                                                                                                                                                    

« Dove stai andando, Frenesìa?
Corri, corri, vai sempre di fretta
e mi lasci con l’anima in pena;
anche tu non sei certo serena
pure tu stai soffrendo.  Aspetta…
perché non ti fermi un istante
a mirare il gran cielo stellato?
Sei sfinita, sei ormai senza fiato,
dove corri mia povera amante?»



« Corro in mezzo ad un verde giardino:
non ho tempo per cogliere un fiore;
calpestando vialetti ed aiuole,
corro incontro al fatale destino.
Non ho tempo per farti mai un dono
ch’addolcisca il tuo arido cuore;
non ho tempo di fare l’amore:
ti amo, ti amo, che pazza che sono!
Non ho tempo per dirti di più ».

QUELLO STRANO SOGNO D’ESTATE



Amici, un sogno vi voglio raccontare,
ma tanto strano, così particolare,
ch’a ripensarci…  ancor vo meditando.

Stavo nel mio letto riposando,
sul viale del sonno passeggiavo
serenamente, vaghe ombre miravo,
quando con urlo immenso scivolai
in fondo ad un pozzo. Mi ritrovai
di colpo in quel baratro profondo,
e mi sentii crollare addosso il mondo;
« Aiuto! Aiuto!» gridavo senza fiato
annaspando nell’acqua disperato.

Ma in fondo al pozzo v’incontrai l’Amore,
che germogliò lo stelo del mio cuore,
del mio arido cuore. Allor volai
lassù sopra le nubi, in alto andai,
più su più su, fin quasi in Paradiso!
E lei era lì, e c’era il suo sorriso,
nuda, risplendente più del sole.
Com’era bella!  Non aveo parole:
fissavo gli occhi suoi tutto tremante,
il petto mi scoppiava, e palpitante
la bocca alle sue labbra avvicinai.
Oh, dolce desiderio, io la baciai,
si, tutta la baciai!    
                         Ma d’improvviso…
non vidi più l’incanto del suo viso:
vidi le stelle!  E quel piedino snello
colpir la fonte del piacer più bello;
ond’io giù giù di nuovo nel burrone,
la fonte in man, così, com’un coglione
in fondo al pozzo ancor precipitato.
Ed ecco… mi svegliai tutto bagnato.

      PENE D’AMORE


Ti amo, ti amo, luminosa stella
risplendente in questo mondo amaro,
luce accesa d’un nebbioso faro…
e sei ancora ogni giorno più bella!

Ogni giorno, per farmi soffrire,
mi conficchi una spina nel cuore;
poi la premi per farmi più male:
aaah… mi uccidi! Vuoi farmi morire?!

Sei crudele, sei perfida tu,
dolce amante dal cuore di ghiaccio:
io per te sono solo uno straccio,
mi calpesti ogni giorno di più!

Ma sei bella, immensamente bella,
ed io ti amo di limpido amore;
tu per me sei un candido fiore,
tu per me sei una fulgida stella

scintillante tra le mie braccia:
una stella malvagia e nefasta.
Ma perché fai così? Basta! Basta!
Se non smetti… che vuoi vuoi che faccia?

NON SOLO AMORE

« Ti vedo triste, figlia:                                       
a che coteste pene?                                          
Gli amici, la famiglia,                                     
ti vogliono gran bene!                            
Quest’oggi è la tua festa:                                
di torte e pasticcini    
la tavola s’infiora;  
e luci, e candeline,     
e tanti di quei doni    
da far girar la testa!                                        
Ma tu sei così mesta:         
che cerchi, ragazzina,                                     
che vai cercando ancora? »                             
                                                                                                   
                                                                                                                                                                                                                                                                                            « Non vo cercando doni,                                   
non solamente amore;                                    
io cerco… cerco un padre                              
a cui schiudere il cuore,                                
poter dialogare                                                 
con lui per ore ed ore:
parlare un po’ di tutto                                     
senza ombra o mistero,                                                                                                                                                                                                                                                                                      
svelargli il mio pensiero,
i sogni, le illusioni,
le prime mie passioni
di debole fanciulla.
Siccome a un bimbo in culla
s’insegna il camminare,
lasciandolo poi andare
quando ormai è sicuro;
così per questa vita
di gioia e d’amarezza
vorrei dolci consigli,
un gesto, una carezza,
onde poter salpare
da sola a giusta rotta
in tanto impervio mare.
E vinta la mia lotta
poter di lui pensare
con stima, coaffetto,
con tanta gioia nel cuore:
si merita rispetto
mio padre: è un gran signore!
Ma in questa mia famiglia
ancora vo cercando…
e ciò mi  fa star male.
                                
Un bacio da tua figlia ».

 
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