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Montecarlo contemplando

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di Danilo Carrara

Non sempre il sole illumina la vita…
  ma nell’incanto della mia Toscana,
  dove la Valdinievole fiorita
  va abbracciando la Lucchese Piana,
     un paesino, lassù, sulla collina,
mi rasserena l’anima a guardarlo:
- Sei sbocciato dalla tela divina
del Supremo Pittore, Montecarlo?
   I colori, la tua semplicità,
son delizioso inno alla Natura…
ed io ammiro la magica beltà
d’una visione così fresca e pura!
   Ammiro tanto quel bel volto antico
che mi sovvien di tutto il tuo passato,
e quell’imperatore benedico
il suo gran nome avendo a te donato.
   Ogni giorno, dalla finestra mia,
questi occhi posson forse non guardarti?
Ed oggi sono in lieta compagnia,
non sono solo: con me, a contemplarti,
  c’è lei che in alto fa volar la mente,
degli artisti amica e dei poeti;  - Dai,
guarda lassù, - m’invita dolcemente
alzando il dito: - cosa vedi mai?
   - Vedo una nave… vedo un bastimento…
e sotto, gigantesca, un’ onda verde
in un mare agitato e senza vento… -
Ma a tale vista… il cuore mio si perde:
   - No, non può esser vero, è una malia!
Eppure l’albero in mezzo… di maestra:
cosa m’hai fatto mai, amica mia?
Basta! basta!… ora chiudo la finestra…
   - Dai, guarda ancora, guarda ancora un poco, -
mi sorride porgendomi la mano:
- non è malia, è solamente un gioco;
perché ti sembra tutto così strano?
   È solo un piccolo scherzo innocente!
Chiudi gli occhi un secondo; ed ora… ora
torna ad aprirli piano, lentamente,
e a mirar lassù: cosa vedi ancora?
   -Vedo un gigante che disteso giace
s’un gran mucchio di erba, appisolato:
sta sognando colei che più gli piace…
il suo bastone è dritto, al cielo alzato!
   O forse è un cavalier del tempo antico
che pensa alle battaglie, alle gran gesta
intrepide onde vincere il nemico…
- Ed è rimasto così… la lancia in resta.
  - Fantasia, Fantasia, scendi giù in basso:
ridammi i miei occhi, la mia mente,
voglio da solo dirigere il passo
co’ piedi per terra… finalmente!
   Finalmente ti vedo, Montecarlo,
così come tu sei:  luogo di pace
che non mi stancherei mai di guardarlo,
e più lo guardo… e più ancora mi piace;
   luogo di sogno, luogo d’aria pura,
di fantastiche soavi sensazioni
in mezzo ai campi, in mezzo alla natura,
in mezzo a incomparabili visioni,
   a selve ombrose, a vigne, ad uliveti
ondeggianti su per la collina.
Ma in tempi andati, in tempi meno lieti,
spesso la famiglia contadina
   volar nero lo spettro della fame
mirava dalla squallida cucina;
altro che navi, cavalieri e dame!
Tempi duri di guerra, di rovina…
   Ora è cambiato il mondo, eh amica mia?
Meglio così… be’, adesso ti saluto…
- Ho capito, ho capito… vado via…
ma non senti lui che chiama, invoca aiuto?
   - Dai, ci risiamo… chi è che sta chiamando?
- Ma il tuo borghetto caro!  Va a trovarlo,
ti presto io le ali: che vai indugiando
ancora?  - Certo, certo, Montecarlo:
   volo da te!  E tu ascolta, Fantasia:
 se mi prometti d’esser più discreta,
sarai compagna della mente mia
finché vorrai.  – Oh grazie, ne sono lieta!          
                  
                       *  *                                                         
   - Eccomi a te, paese mio d’incanto:
son qui sulla Rocca del Cerruglio
e i miei occhi di gioia son quasi in pianto,
e nel petto il cuore è in gran subbuglio.
   Quassù si tocca il cielo con le dita;
qui dall’alto si domina la piana
che tutt’intorno pullula di vita
sin nella parte all’occhio più lontana
    là dove i monti son fili turchini.
E vedo Lucca in alberate mura,
indi Pescia, e poi Montecatini,
e Fucecchio là in mezzo alla pianura
    con Santacroce e Bientina confini…
e penso al tempo andato, ove, alla morte,
combatteron lucchesi e fiorentini
per conquistare tanto ambìto forte.
   Si, queste pietre grondano di storia!
Qui un tempo brulicava di soldati;
qui uomini affamati di vittoria
arditamente si sono sfidati:
   mi sembra di sentir voci agitate,
ordini secchi, gridar di dolore,
cozzi di spade e lance acuminate…
e un grande turbamento dentr’al cuore.
   Ma dopo la tempesta il ciel s’acqueta:
ora tutto è silenzio, tutto tace;
or questo luogo della guerra meta
è il dolce paradiso della pace:
   c’è forse al mondo oasi più serena?
Che limpidezze! Che aria cristallina!
Di delizia la mia anima ora è piena:
sono così contento, stamattina!
   Il sole splende già alto nel cielo
e tutt’intorno esulta la natura;
tutto brilla di luce!  Solo un velo
di grigio, laggiù, nella pianura…
   e dolci suoni: al canto degli uccelli
s’intreccian voci di fanciulli; e parmi
di ritornar bambino… ai tempi belli
della scuola qui appresso, in Piazza d’Armi.
   Rivedo i miei compagni, i professori,
rivivo quei giorni spensierati
come in un sogno: i cari genitori…
il loro affetto… i tanti anni passati
   assieme… e poi lo strazio!  Ora son qui
con te in Vivinaia, nel Luogo Santo
ove riposano i tuoi figli;  lì
dove un tempo lussureggiava, vanto
  di questa terra, colmo di marmi e ori,
un gran palazzo: qui sfarzosamente
albergarono papi e imperatori!
Ma tutto passa, inesorabilmente…
  e dov’era tale villa d’incanto,
gloria di Matilde di Canossa,
son solo pietre cosparse di pianto…
Un giorno anch’io, qui, poserò le ossa.
  Ma adesso sono vivo, e miro, e gusto
le tue delizie, Montecarlo!  Godo
quel tuo fascino dal sapor vetusto…
i vicoletti in sasso, quel bel modo
  di far della tua gente;  il panorama
immenso, meraviglioso, il teatrino
settecentesco con artisti in fama,                                                                                                                                                                                                             
la chiesa, il campanil merlato… e il vino  
      eccellente, prelibato, onde al mondo
sei famoso; e quell’olio così buono!
In grazia, in armonia, non sei secondo
a nessuno, o bel paese, ed  io ne sono
   ammaliato: starei sempre con te!
Ma ora devo andare… ciao, ti saluto
borgo mio;  ma dimmi, dimmi: perché
mai ti lagnavi? Perché chiedevi aiuto?
   - Non io, voi dovreste essere aiutati…
il lamento non è solo per me:
quanto odio, quanti anni insanguinati
da quel milletrecentotrentatré!
   Da Vivinaia distrutta sono nato:
ah, tempi orrendi! Regnava la paura…
ma adesso l’uomo è veramente ingrato,
adesso fa la guerra alla Natura!
   Guarda laggiù la valle.. in lontananza:
l’umana nebbia giunge fin quassù;
e il cemento, il cemento sempre avanza..
mi pesta i piedi: non ne posso più!
   E poi quei mostri? Scatole di latta
che soffiano veleno in ogni via?
La gente corre… corre come matta:
a che tutta questa frenesia?
   - Lo sai, borghetto mio, il mondo è cambiato!
Il consumismo… la modernità…
la tecnologia ha alfin trionfato;
una volta vi era tanta povertà…
   Ma in fondo è vero: a che affannarsi tanto?
Che è quest’ansia, questa smania infinita
che molti avvinghia in tenebroso manto
offuscando il piacere della vita?
   Hai proprio ragione, Montecarlo:
al mondo impera l’egoismo umano;
e il progresso, sfrenato, è immenso tarlo
che va rodendo tutto a mano a mano;
   son pochi ormai, rarissimi davvero
i luoghi come te, son sempre meno:
resisti, paese mio!  E tu, forestiero,
se di serenità vuoi fare il pieno,
   se cerchi il paradiso… puoi trovarlo:
felice chi vien da queste parti!
A tutti doni quiete, Montecarlo,
paese d’incanto:  posso io non amarti?
                        
                    *  *  *
   Si, sarai sempre nell’anima mia:
è così bello star con te a sognare…
Oh! Sei ancora qui, tu, Fantasia?
Sei stata tutto il tempo ad aspettare?
   Ti rendo le ali… grazie!  Ma chi è,
chi è quella fanciulla deliziosa
che volge il dolce sguardo su di me?
- Non la riconosci?  È la Poesia!  Posa
   il cellulare, resta ancora un poco…
- Vorrei tanto, ma devo proprio andare…
- Aspetta, aspetta, dai, facciamo un gioco:
torniamo alla finestra a contemplare:
   oh in cielo, guarda!  Quella nuvoletta
bianca sta per volare, ha aperto le ali…
- Son io ch’ho da volare in tutta fretta,
c’è il traffico, ci son code infernali…
   giungerò in ritardo se non volo:
onde ora chiudo la finestra mia…
- Stai qui con noi, dove vai tutto solo?
È così dolce sognare… - Fantasia,
   devo pur campare!  Di puri sogni
non viviamo, questa è la realtà;
solo coi dindi possiam far nostro ogni
desiderio.  – Anche la Felicità?
   - Ah, quella certamente non si vende,
ma non preoccuparti, amica mia:
c’è l’Ansia là fuori che mi attende…
c’è lAngoscia a tenermi compagnia.

 
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